La chiusura di tutte le attività commerciali dovuta al lockdown ha spinto le piccole realtà a cercare nuove modalità di fruizione del servizio. Per le microimprese non si è trattato solo di garantire la continuità della vendita al pubblico: in gioco c’è stata la sopravvivenza dell’attività stessa.

Il 20% delle microimprese ha attivato e-commerce e delivery durante la quarantena

Correre ai ripari sfruttando le opportunità offerte dal digitale: è la soluzione a cui è giunto un quinto delle microimprese italiane, come emerge dal report di GoDaddy, la multinazionale di web hosting che ci fornisce un quadro preciso della digitalizzazione in Italia.

La ricerca parla di microimprese che, nonostante il basso livello di digitalizzazione, sono riuscite a reagire reinventandosi per rimanere in contatto con i propri clienti. Il 20% delle microimprese (con una presenza web rilevabile) ha attivato, soprattutto nel settore della ristorazione, modalità di vendita online e servizi di consegna a domicilio tramite sito web e ordinazioni telefoniche.

Le più preparate sono le piccole realtà della ristorazione che si sono organizzate tramite WhatsApp (23%), e-commerce (14%) e social media (9%). Il 20% delle attività di ristorazione ha deciso di affidarsi a canali esterni per il food delivery, come Glovo, Deliveroo e Just Eat.

Si può parlare di fenomeno nazionale? Decisamente sì. La digitalizzazione ha coinvolto tutta Italia con il Centro che detiene la maggiore crescita durante il lockdown (21%), seguito dal Sud (16%) e dal Nord (11%).

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