Tre esempi di aziende di successo che hanno adottato lo smart working

Che si tratti di stare in casa, in un bar, in un coworking o al parco il risultato non cambia: quello dello smart working, infatti, si sta sempre di più delineando come un metodo di pensare il lavoro rodato e affidabile, capace di portare benefici non solo alle aziende ma anche ai dipendenti.
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Che si tratti di stare in casa, in un bar, in un coworking o al parco il risultato non cambia: quello dello smart working, infatti, si sta sempre di più delineando come un metodo di pensare il lavoro rodato e affidabile, capace di portare benefici non solo alle aziende ma anche ai dipendenti.

Prova ne sono i dati in crescita che, specie nelle grandi imprese italiane, parlano di un 36% di aziende dotate di iniziative strutturate e di un 35% in cui tali attività sono assenti ma delle quali si prevede una possibile introduzione nel futuro.

A dirlo è l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, lo stesso che dimostra come, tra 2016 e 2017, ci sia stato un aumento del 14% (+60% rispetto al 2013) degli smart worker italiani. Il totale è di 305.000 lavoratori “smart” coinvolti, che rappresentano l’8% dei dipendenti che rientrano in questa che ormai è una pratica lavorativa riconosciuta.

Ma ora la domanda sorge spontanea: quali sono le aziende che, in Italia, hanno già adottato questa tecnica? E come, per ciascuna di essa, è avvenuto l’inserimento della pratica? Qui di seguito parliamo di tre casi.

CNH Industrial

Leader mondiale nel settore dei capital good, CNH Industrial progetta, produce e commercializza macchine per l’agricoltura e movimento terra, camion, veicoli commerciali, autobus, veicoli speciali e applicazioni powertrain.

Qui, nel 2015, come racconta l’Osservatorio del Politecnico di Milano, il progetto di smart working ha preso vita partendo da un laboratorio (“Smart Lab”) cui hanno partecipato 20 millennial di varie funzioni aziendali: sulla base dei loro suggerimenti ha preso vita, nel 2016, il progetto “Costruiamo un modo di lavorare migliore”, atto a bilanciare l’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata.

Il piano principale, “Lavoro da casa”, garantisce un maggiore grado di flessibilità ai dipendenti, permettendo anche a questi ultimi di godere di alcuni servizi presenti direttamente in azienda (quali la lavanderia, la consegna di prodotti farmaceutici, il dinner take away e il booksharing). Il secondo progetto, “COMF – Location”, offre la possibilità, per un giorno a settimana, di lavorare da una postazione prenotabile online presso una delle altre sedi italiane.

Cameo

L’Osservatorio del Politecnico di Milano racconta come Cameo, azienda alimentare presente in Italia dal 1933, sia partita da un’esigenza specifica: riprogettare lo spazio fisico di lavoro per agevolare la collaborazione tra colleghi e il consolidamento di relazioni positive tra i dipendenti.

Non è dunque un caso che il nuovo edificio sia stato pensato sulla base del principio di centralità delle persone e con una forte attenzione alla sostenibilità: 5.000 mq, distribuiti su 4 piani, per una costruzione integrata alle strutture esistenti che ha dato vita a un vero e proprio campus Cameo.

Ma come è stato progettato? Nell’edificio principale ognuno dei tre piani è dedicato alle linee di prodotto di punta dell’azienda: pizza, torte e dessert. Le diverse funzioni aziendali sono state posizionate in modo che vi fosse vicinanza e facilità di relazione tra attività collegate. Ogni piano dispone di un social hub e, in particolare, quello al primo piano gode di un florido giardino interno, mentre gli arredi sono stati pensati per permettere ai dipendenti di godere delle migliori condizioni in termini di comfort acustico, termico e luminoso.

Mars Italia

A raccontare il caso di Mars Italia è Il Sole 24 Ore: come riporta il quotidiano economico, sin dagli anni Novanta la filiale italiana del colosso americano del pet food e degli snack porta avanti il suo impegno sul tema dello smart working. Seguendo il modello di Mars Usa, per esempio, qui i lavoratori sono chiamati “associati”, non “dipendenti”.

Tutti, siano essi dirigenti o dipendenti, possono poi lavorare a casa o da altro luogo, organizzandosi autonomamente e coordinandosi con il proprio responsabile e con i colleghi. Per farlo, è prevista la progressiva dotazione di pc portatili e software per favorire la comunicazione a distanza.

Cristiana Milanesi, direttore risorse umane di Mars Italia, aggiunge: “È previsto l’orario di ingresso flessibile, gli uffici sono pet-friendly, perché portare gli animali al lavoro semplifica la loro gestione e dà serenità. Offriamo poi la possibilità di dedicare alcune ore lavorative al volontariato”.

Gli esempi appena visti sono solo alcuni delle tante realtà italiane che si sono votate al lavoro “smart”. È tuttavia importante sottolineare che introdurre in azienda questa cultura non è facile: per questo è importante potersi rivolgere a specialisti del mestiere. Esistono infatti realtà che, grazie al loro know-how, sono in grado di affiancare, formare e consigliare le organizzazioni sulle migliori modalità di attivazione del processo smart.

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