Smart working: opportunità e difficoltà

Negli anni passati era stato definito “telelavoro”, oggi in Italia lo chiamiamo “lavoro agile” mentre per tutto il resto d’Europa è “smart working”. Ma di cosa si tratta? In sintesi, di un modo tanto innovativo quanto interessante di concepire il lavoro, dentro e fuori all’azienda.
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Negli anni passati era stato definito “telelavoro”, oggi in Italia lo chiamiamo “lavoro agile” mentre per tutto il resto d’Europa è “smart working”. Ma di cosa si tratta? In sintesi, di un modo tanto innovativo quanto interessante di concepire il lavoro, dentro e fuori all’azienda.

Ma è bene fare chiarezza. L’obiettivo non cambia: rimane, infatti, quello di fornire una prestazione lavorativa che dia un contributo al raggiungimento degli obiettivi aziendali a fronte di una retribuzione regolata da un contratto. A mutare è, piuttosto, il metodo: non più (solo) in ufficio, il lavoro dello smart worker può essere svolto da casa, in autonomia, o alternando i due momenti, sempre, però, sfruttando strumenti adeguati alla propria mansione.

Un metodo che, secondo i dati diffusi nella ricerca “Smart Working: sotto la punta dell’iceberg” condotta dall’omonimo Osservatorio del Politecnico di Milano, sta sempre più prendendo piede in Italia: se nel 2013 i lavoratori “smart” erano pari al 3% del totale, nel 2017 hanno toccato quota 8%. E i risultati? Secondo la ricerca “Lavoro flessibile: amico o nemico?” di Vodafone, il 70% delle aziende intervistate ha già attivato politiche di lavoro flessibile, riscontrando in 8 casi su 10 un miglioramento generale della propria produzione.

Merito delle grandi opportunità che un metodo come questo offre ad aziende e dipendenti. Ma siamo sicuri che ci siano solo luci sull’argomento? Oppure, scavando un po’, è possibile trovare anche qualche ombra? E, se quest’ultimo caso fosse dimostrato, come si potrebbe porre rimedio? Vediamolo assieme!

Personale più rilassato e rendimento più alto

Lunghissimi tempi di percorrenza nella tratta casa-lavoro, stress, necessità di attenersi al dress code, antipatie tra colleghi, spazi vitali angusti: sono tanti gli elementi negativi che possono concorrere ad abbassare il grado di produttività di un intero team di lavoro. Applicando le regole dello smart working, invece, il tempo che un lavoratore può dedicare alla propria mansione aumenta non solo in quantità ma anche in qualità.

Secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, infatti, questa innovativa tecnica consente agli smart worker di avere maggiori digital soft skill in tema di leadership e teamworking rispetto gli altri lavoratori normali. Non solo. I primi raggiungono un grado maggiore di self empowerment sul lavoro rispetto ai secondi.

Cosa significa tutto questo? Che a trarne giovamento sono anche le aziende. In linea con i risultati complessivi della ricerca Vodafone, emerge infatti che quelle aziende che stanno applicando le regole del lavoro smart hanno riscontrato un aumento della produttività (84%) e un miglioramento del morale dei dipendenti (75%). Al punto che un modello “maturo” per le imprese – sottolineano dall’Osservatorio – può portare a un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, che a livello di sistema Paese significano 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi.

Abbassamento dei consumi

Partiamo, ancora una volta, dai dati: se, come ci dicono dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, uno smart worker trascorre il 67% del suo tempo lavorativo in azienda e il 18% a casa o in altri luoghi, un lavoratore d’altro tipo impiega l’85% del suo tempo in ufficio e solo il 6% a casa o in luoghi come coworking e locali.

Per i dipendenti, dunque, anche una sola giornata a settimana di remote working può far risparmiare in media 40 ore all’anno di spostamenti: una condizione che giova soprattutto all’ambiente, in quanto consente di determinare una riduzione di emissioni pari a 135 kg di CO2 all’anno.

E se manca l’interazione? Basta crearla!

Una delle critiche che spesso vengono mosse alla pratica dello smart working è quella di far venire meno le relazioni (lavorative, ma anche umane) che normalmente si instaurano in ufficio. Qui, infatti, le persone lavorano gomito a gomito, per 8 ore al giorno, condividendo idee e soluzioni ma anche segmenti di vita.

Una collaborazione che, se proficua, avvantaggia anche l’azienda, che giova dell’energia positiva scaturita dal confronto tra i suoi dipendenti in termini di resa e di produzione. Come fare, dunque, per mantenere vivi i rapporti di gruppo e tenere costantemente sotto controllo i risultati di ciascuno?

Basta sfruttare in modo appropriato la tecnologia: attraverso computer, tablet e smartphone è infatti possibile avere accesso a software e app che consentono di condividere documenti, chiamarsi e videochiamarsi al solo costo di una connessione di rete.

Lo smart working è sempre più diffuso in Italia: scopri quante aziende lo hanno adottato scaricando gratuitamente la nostra infografica!

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