GDO italiana: piccola, meno redditizia e assente all’estero

GDO italiana raccontata dagli esperti di R&S Mediobanca, che alla fine dello scorso dicembre hanno presentato un’accurata indagine. I dati restituiscono l’immagine di un’industria che mostra segni di saturazione, abbinando la crescita delle vendite a rendimenti operativi calanti che possono preludere a un quadro di consolidamento a discapito degli operatori meno performanti.
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GDO italiana in attivo, con un incremento del 4,4% sul 2016. Gli analisti sottolineano che si tratta della maggiore crescita dal 2014. Il fatturato aggregato dei maggiori operatori, rappresentativi del 97% del mercato alimentare nazionale, si è assestato nel 2017 a 83 miliardi di euro (netto di Iva). La fotografia degli analisti tiene conto dell’evolutiva dal 2013 al 2017 di tutti i main player della GDO italiana alimentare e dei maggiori operatori di quella internazionale. Gli osservatori avvertono anche di non farsi fuorviare dai numeri.

GDO italiana: crescita record di vendite e margini industriali in calo

Se la crescita commerciale registrata è la più consistente dal 2014, il Margine operativo netto risulta invece in calo del 5,5%, il risultato corrente del 5,9%. Grazie al contributo delle poste non ricorrenti sono cresciuti del 7,2% sia il risultato ante imposte che quello netto. Ciò spiega perché la redditività del capitale (Roi) dell’industria della GDO ha chiuso il 2017 al 4,8%, in calo dal 5,2% del 2016, mentre la redditività netta (Roe) si attesta al 5,3%, in crescita dal 4,9% del 2016. I maggiori operatori della GDO hanno così ottenuto il record di utili dal 2013 pari 1.095€ mln nel 2017.

Osservatorio Mediobanca sulla GDO

Osservatorio Mediobanca sulla GDO
Fonte: MBRES – Focus GDO 2018

“I numeri del 2017 dipingono uno scenario in cui alla costante crescita delle vendite non corrisponde quella dei margini industriali – ha sottolineato Gabriele Barbaresco, responsabile Area Studi Mediobanca – segno di un mercato sempre più consolidato e che mostra le prime avvisaglie di saturazione. Nonostante la marginalità sia in ripiego, ci sono alcuni segmenti che appaiono molto dinamici e performanti, quali il canale discount che procede con tassi di crescita intorno al 10%. Bene anche la Distribuzione Organizzata, quell’insieme di attività che riguardano i consorzi e le unioni volontarie, cresciuta del 6%. In sofferenza, invece, il settore della Grande distribuzione tradizionale con performance in calo dagli ipermercati. Dentro il blocco cooperativo abbiamo evidenziato tendenze diversificate con buone performance dalle società riunite sotto il marchio Conad e performance un po’ meno buone da Coop”.

Sintomi di saturazione dell'industry

Sintomi di saturazione dell’industry
Fonte: MBRES – Focus GDO 2018

La dialettica dei modelli distributivi impatta sui mercati

Il comparto della GDO italiana da diversi anni si muove alternativamente tra due modelli organizzativi: centralizzazione e decentralizzazione. Dalle grandi mall accentratrici dello shopping ai piccoli point of sales funzionanti 24 ore su 24, 7 giorni su 7 che recuperano il concetto di prossimità per ottimizzare il servizio e recuperare quote di mercato, negli ultimi anni ci sono state diverse economie di scala che hanno caratterizzato orientamenti e scelte. L’evoluzione multicanale dei consumatori, infatti, ha spinto le marche a potenziare i servizi legati alla gestione delle carte fedeltà ma anche a ottimizzare ulteriormente la convergenza tra tecnologie di back end e di front end.

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Dai discount alla Grande Distribuzione gli analisti raccontano chi sale e chi scende. A chiudere con il tasso di maggior crescita media annua delle vendite sono le catene di discount: +9,6% dal 2013 al 2017 e +9,7% solo nel 2017. Anche la Distribuzione Organizzata, che comprende forme consortili e di unione volontaria, conferma il suo dinamismo: +5,6% medio annuo dal 2013 e +6,1% nel 2017. Bene anche la Lega delle Cooperative (Legacoop), che annovera i due maggiori operatori del settore: Conad, che ha realizzato dal 2013 una crescita media annua 2 del 3,1% e del 5,3% nel 2017 e le Coop, che hanno segnato un progresso medio del giro d’affari del +0,7% nel periodo e del +3,4% nel solo 2017. In calo, invece, la Grande Distribuzione, il cui fatturato è in ripiegamento in media dello 0,2% rispetto al 2013, ma che ha comunque chiuso il 2017 col segno “più” (+0,2%).

I discount si impongono anche in quanto a rendimento del capitale, con un Roi del 19,9% nel 2017, superiore a quello della Distribuzione Organizzata (9,2%) e della Grande Distribuzione (3,5%). All’interno del mondo cooperativo Conad segna il 7,9%, il gruppo Coop lo 0,6%. In sintesi: nel 2017 i discount hanno realizzato vendite pari al 15,6% del totale, ma utili pari al 34,2%; la Distribuzione Organizzata rappresenta il 33% del giro d’affari, ma cuba utili per il 44,3%; la Grande Distribuzione muove un fatturato pari al 27,2% ma raccoglie solo il 2,5% degli utili. Il mondo cooperativo: vendite per il 24,2% del totale e utili per il 18,9%.

GDO italiana: grande distribuzione o grande dispersione?

Gli analisti di MedioBanca alzano l’attenzione sul modello organizzativo che caratterizza il comparto.

“Un elemento che pare interessante esaminare è legato alla diversa concentrazione delle grandi superfici (i.e. gli Iper) nell’assortimento dei negozi di ciascun operatore – ha proseguito Barbaresco -, format attualmente in maggiore sofferenza. ed è quindi utile esaminare come il totale degli ipermercati si distribuisce tra gli operatori, richiamandone anche la metratura media”.

La tabella sottoindicata evidenzia le quote di Iper detenute dai diversi operatori e la loro metratura media. Il diverso cromatismo discrimina i soggetti appartenenti alla Distribuzione Organizzata (beige) da quelli della Grande Distribuzione (grigio). La maggiore concentrazione è in capo alle Coop (24,7%), mentre incidenze più contenute ma con metrature medie superiori agli ottomila metri quadri riguardano Auchan (11,7%) e Finiper del gruppo Canova 2007 (6,2%).

Grande Distribuzione Organizzata o Grande Dispersione?

Grande Distribuzione Organizzata o Grande Dispersione?
Fonte: MBRES – Focus GDO 2018

L’andamento delle vendite per metro quadro di superficie

In base al fatturato per metro quadro, la survey di MedioBanca indica una classifica guidata dalla britannica J Sainsbury con 13.550 euro per mq, seguita dall’australiana Woolworths con 10.319 euro per mq e dalla spagnola Mercadona con 8.610 euro per mq. Seguono, sopra la media internazionale di 6.140 euro per mq l’olandese Ahold Delhaize (7.521 euro), la francese Casino (7.077 euro) e la britannica Tesco (6.895 euro). Il valore più basso è quello della statunitense Target (2.695 euro), mentre i rimanenti operatori si attestano su valori compresi tra i 5,6 mila e i 3,8 mila euro per mq. Ricordando che le catene statunitensi hanno elevati margini (Roi), se ne deduce che non necessariamente l’elevata rendita unitaria delle superfici è garanzia di alta redditività e i maggiori operatori riescono a conseguire vantaggi in termini di varietà d’offerta e masse intermediate che coesistono con rese unitarie relativamente basse. Un secondo aspetto rilevante riguarda gli scarti significativi che si rilevano tra le vendite per metro quadro dei negozi domestici e di quelli esteri. I primi conseguono vendite unitarie mediamente superiori. In terzo luogo, il raffronto con i dati dei gruppi italiani, considerato che essi non hanno presenza all’estero, viene qui basato sui valori nazionali.

Nella classifica, il brand della GDO italiana che si distingue è Esselunga che, con 15.872 euro per metro quadro, risulta il gruppo più efficiente, precedendo l’olandese Ahold Delhaize (13.761 euro per mq), le britanniche J Sainsbury (13.550 euro) e Tesco (10.816 euro), l’australiana Woolworths (10.565 euro) e la spagnola Mercadona (8.610 euro). Le cooperative italiane Coop (6.661 euro) e Conad (5.952) si posizionano relativamente bene, superando ampiamente la cooperativa tedesca Rewe a 4.864 euro.

Un’occhiata al fattore e-commerce

La GDO italiana lato e-commerce alimentare, seppur ancora poco sviluppato, rappresenta un segmento emergente nel mercato degli acquisti online. Nel 2018 il suo giro d’affari, nonostante incida solo per il 4% della domanda e-commerce italiana, è cresciuto del 34% rispetto al 2017 raggiungendo un valore di 1,1 miliardi di euro. Gli acquisti online di prodotti alimentari da supermercato hanno raggiunto nel 2017 un valore superiore ai 200 milioni di euro con un incremento di oltre il 50% rispetto all’anno precedente. In tale segmento, i principali operatori tradizionali della GDO ricoprono un ruolo preponderante e in continua evoluzione con lo sviluppo di nuovi servizi al consumatore come la consegna della spesa presso l’abitazione (formula prevalente) o il ritiro della spesa da parte del consumatore presso i punti di vendita, noto come servizio click&collect. In ogni caso, gli acquisti online food and grocery sul totale del settore (0,5%) è sensibilmente inferiore a quello registrato nel Regno Unito (8%), in Francia (6%), in Germania e USA (2%). La spesa media annua per i web shopper italiani, infatti, si attesta nell’ordine dei 500 euro, un importo lontano da quello più elevato che si registra in Francia ove esso tocca i 1.850 euro. Come fanno notare gli analisti, oltre alle catene di supermercati, si stanno affermando realtà importanti che operano esclusivamente online quali Prime Now di Amazon, Supermercato24 e forme di partnership miste come quella tra Unes e Prime Now e la più recente tra Bennet e Supermercato24, entrambe per la consegna a domicilio della spesa online.
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Multimedia Journalist

Ho iniziato a lavorare nel marketing come copywriter e art director. Nei primi anni '80 ho cominciato a collaborare con tutte le nascenti riviste di informatica e Telco, appassionandomi a quei temi che sarebbero diventati parte integrante della nostra vita quotidiana. Come giornalista specializzata nell’ICT, da oltre 30 anni racconto innovazioni, problemi e strategie delle imprese nazionali e multinazionali, spiegando la convergenza tra mondo analogico e digitale.

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